Studio Medico Dottor Alberto Fiorito
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Preparazione alla colonscopia

La colonscopia è un'indagine estremamente importante che viene consigliata sia allo scopo di risolvere eventuali problematiche diagnostiche di patologie intestinali sia come elemento di diagnosi precoce, in soggetti predisposti alle patologie tumorali dell'intestino o che abbiano familiarità per questo tipo di problemi. Nonostante l'esame sia preceduto da un'opportuna preparazione, spesso il risultato di questa indagine non è del tutto soddisfacente per la presenza di materiale fecale che aderisce alle pareti delle anse intestinali e quindi non consente una corretta visione di tutta la mucosa.

Se questo esame viene preceduto da un lavaggio dell'intestino con la metodica dell'idrocolonterapia i risultati sono decisamente migliori e la stessa indagine risulta meno problematica sia per l'operatore che per il paziente.

Stipsi

È una delle indicazioni principali per il lavaggio dell'intestino. Possiamo tranquillamente affermare che nessun colon è condannato definitivamente a non funzionare. Se il paziente accetta di cambiare alcune sue abitudini alimentari, esegue lavaggi periodici dell'intestino e viene trattato con una integrazione di fermenti lattici opportuna e mirata, qualunque intestino è in grado di funzionare autonomamente, senza l'ausilio di alcun tipo di lassativi.

È appena il caso di ricordare, per ribadire il concetto della responsabilità del paziente, che non è infrequente trovare persone che per non avere il fastidio di andare in bagno nel corso della giornata utilizzano supposte di glicerina al mattino per ottenere un'evacuazione. Così come non è infrequente imbattersi in pazienti che pur di non affrontare la fatica dell'attività fisica, della corretta alimentazione e delle altre regole del buon vivere preferiscono ricorrere a qualche pasticca o qualche infuso miracoloso per garantirsi un'apparente regolarità.

Colite Spastica

La colite spastica è un misto di problemi organici e problemi psicologici.

L'intestino, in altre sedi chiamato secondo cervello, è frequentemente sede di tensioni, di preoccupazioni, oggetto simbolico in cui depositare i problemi quotidiani. Se a questo si aggiunge un'alimentazione poco corretta, distratta o inconsapevole, è facile che questi due problemi si uniscano a formare un fastidio importante per la nostra quotidianità. Purtroppo le cose si complicano con l'uso di farmaci chimici che certamente da un lato attenuano la sintomatologia dolorosa, ma che portano ulteriori sostanze chimiche all'interno del nostro corpo sovraccaricando il fegato, filtro principale di tutto ciò che proviene dall'alimentazione. Il lavaggio intestinale seguito da una corretta ricolonizzazione batterica è in grado di distendere e rilassare le pareti e ridurre l'impatto negativo dei prodotti chimici sulla mucosa.

Patologie della pelle

Lo scopo principale del trattamento è quello di consentire un lavaggio approfondito non soltanto del lume intestinale, ma soprattutto della superficie mucosa. L'intestino, infatti, non è dotato di una parete liscia e continua, ma di anse, austrature e di asperità tra il tessuto villoso. Nel tempo a livello di queste asperità o pieghe intestinali possono depositarsi frammenti fecali che tendono ad indurirsi, diventando di consistenza simile al tessuto gommoso.

Si creano addirittura delle piccole masse di feci che aderiscono ad una curva o ad una piega intestinale. Non sono di grosse dimensioni, ma provocano due fenomeni distinti ed entrambi potenzialmente patologici.

1. Difficoltà al transito intestinale
Se una piccola massa fecale si stabilisce in modo permanente a livello di massa intestinale questa non partecipa più alla spinta del bolo alimentare verso il basso. E' molto frequente che questo accada e lo si vede dalla particolare conformazione che certi piccoli ammassi fecali hanno quando passano dalla finestra dell'idrocolon. Si vede, infatti, il pezzo di feci che ha una parete curva, quella che aderisce alla parete intestinale, ed una dritta, ovvero quella che sporge nel lume dell'intestino. L'ansa interessata da questo accumulo non viene stimolata alla peristalsi dal contatto con le feci.

2. Processo infiammatorio
Al di sotto di questa massa fecale posizionata a livello di un'ansa intestinale si possono sviluppare colonie batteriche o fungine patologiche. Questo provoca tutte le conseguenze conosciute dell'infiammazione che vanno dallo sviluppo di questi ceppi batterici o micotici fino alla perdita della permeabilità selettiva dell'intestino e dunque sia alla sua capacità di assorbimento che alla funzione di mantenere all'esterno le sostanze tossiche..

Un secondo obiettivo del trattamento è quello di ripristinare il corretto funzionamento e dunque la corretta motilità delle anse intestinali. Per ottenere questo risultato il lavaggio consente una pulizia delle anse e dello spazio che c'è tra i villi, in modo da poter ristabilire il giusto contatto tra la massa fecale e le pareti intestinali.

Terzo importantissimo obiettivo che si consegue sia con il lavaggio dell'intestino che con la terapia che viene proposta è quello di ricolonizzare l'intestino con la corretta flora batterica ovvero ristabilire l'eubiosi intestinale.
 

Cistite

Generalità sulla cistite
La cistite è un'infiammazione della vescica urinaria, solitamente di origine batterica, ma anche virale e fungina. L'infiammazione può interessare la sola vescica o coinvolgere ureteri e uretra. La sintomatologia classica è rappresentata da bruciore durante la minzione, dolore spesso particolarmente acuto e disturbi come maggiore frequenza urinaria, incapacità di trattenere le urine, risvegli notturni per urinare. Non è raro che la minzione si accompagni con perdite di sangue.
Un episodio acuto, isolato, a sé stante non rappresenta di solito un grosso problema, ma non sono infrequenti i casi in cui gli episodi si ripetono con notevole frequenza e rappresentano un disagio importante anche per la vita quotidiana.
Il fatto che le donne siano più frequentemente colpite degli uomini da questo tipo di patologia ha portato a pensare che la causa principale possa essere identificata in un fatto meccanico, anatomico, ovvero la vicinanza dello sbocco del canale uretrale all'ano. Questo perché nella gran parte dei casi il germe chiamato in causa e rilevato dall'analisi delle urine è Escherichia Coli, un batterio che colonizza l'intestino e che si suppone possa migrare per via esterna fino alla vagina.
La terapia più frequente è basata sull'uso dei disinfettanti urinari e degli antibiotici, con risultati spesso parziali: la guarigione, anche abbastanza veloce, è seguita a distanza di tempo variabile da una recidiva, con la necessità di ricorrere nuovamente a terapie antibiotiche, non scevre da effetti collaterali.

Idrocolon e cistite
La visione della cistite in medicina integrata è alquanto diversa da quella abituale.
La prima cosa da dire, infatti, è che nella maggior parte dei casi il problema origina dall'intestino. Un intestino che non funziona correttamente o anche un intestino regolare per attività e frequenza, ma con un'infiammazione di base, ha, come conseguenza logica, la perdita della capacità filtrante selettiva delle sue pareti. In questo modo oltre a lasciar passare tossine che normalmente resterebbero nel lume intestinale, la mucosa non riesce a trattenere all'esterno i batteri normalmente presenti e questi, una volta all'interno del flusso ematico, si concentrano nelle urine, dove possono provocare la patologia.
Se da un lato, dunque, è corretto utilizzare dei prodotti che migliorano il drenaggio vescicale, che impediscono ai batteri di aderire alla parete della vescica e che aumentano la forza delle difese immunitarie dell'ospite, dall'altro è indispensabile agire sull'intestino e riportarlo ad una situazione di normalità, unico modo per prevenire le recidive.
I presidi di con cui riportare l'intestino ad uno stato di salute sono i seguenti:

  • Correggere l'alimentazione

  • Ripristinare una opportuna flora batterica

  • Liberare l'intestino dalle scorie

L'applicazione dell’idrocolonterapia è indicata per svolgere in maniera ottimale il terzo punto, ma contribuisce in modo essenziale anche alla ricostruzione di una flora batterica simbionte, poiché consente ai prodotti che usualmente vengono somministrati, a base di reintegratori della flora batterica, di svolgere appieno il proprio lavoro.
Naturalmente correggere gli errori alimentari e più in generale lo stile di vita, si rivela indispensabile per mantenere in buono stato di salute l'intestino e non incorrere in recidive, anche se a più lunga distanza.

Intolleranze alimentari

Le intolleranze alimentari rappresentano una sindrome in cui l'organismo sviluppa una sorta di reazione negativa a seguito dell'assunzione di un determinato alimento. Non si tratta di allergia poiché i canali di questa reazione sono del tutto diversi e una diagnosi ben definita soprattutto per ciò che riguarda i meccanismi con cui si determina la patologia non è ancora possibile effettuarla.

Le considerazioni che dobbiamo fare sono dunque dei tentativi logici di comprendere quello che succede al nostro corpo. Le intolleranze non sono allergie poiché queste ultime prevedono il riconoscimento di un antigene, ovvero di una sostanza non accettata dal nostro corpo, e la produzione di una relativa reazione, di solito mediata dal sistema immunitario, o con la produzione di anticorpi o con la stimolazione di alcune cellule, i macrofagi, destinate ad eliminare l'agente estraneo. Nel caso delle intolleranze invece sono presi in considerazione due meccanismi distinti.
Da un lato si suppone che gli enzimi necessari per elaborare e digerire un determinato cibo siano esauriti e che si vada incontro a una sorta di saturazione, dovuta a fattori aspecifici oppure all'abuso di quel prodotto che ha superato le capacità di digestione da parte del nostro organismo.

Un secondo caso prevede che un intestino infiammato non sia in grado di effettuare la sua azione di filtro in maniera corretta e dunque invece di lasciar passare le sostanze ridotte ai componenti di base da parte degli enzimi digestivi lascia entrare nel corpo macromolecole non riconosciute come utili da parte del nostro organismo e dunque nei confronti delle quali si sviluppa una reazione di difesa.

La sintomatologia delle intolleranze non è immediatamente successiva all'assunzione del cibo, come avviene nelle allergie, ma può seguire a distanza anche di ore il contatto con il cibo stesso. Difficoltà digestive, cefalea, tachicardia, sonnolenza dopo i pasti, sudorazione fredda, senso di stanchezza generale sono alcuni dei sintomi più frequentemente riportati da chi soffre di intolleranza.

Non vi sono esami del sangue specifici per valutare un'intolleranza alimentare per cui la diagnosi si basa fondamentalmente su due meccanismi: o valutare con sistemi elettromagnetici la compatibilità di un determinato alimento con quell’organismo, come si fa con l’EAV o con il VEGA test, oppure valutare la reattività dei globuli bianchi al contatto con l'alimento. In entrambi i casi non si tratta di test validati dal punto di vista scientifico, ma sono largamente diffusi e forniscono risultati discretamente affidabili.
La terapia è necessariamente quella dell'allontanamento dell’alimento e di tutti i suoi derivati così come dei cibi che possono contenere quella specifica sostanza.

Una terapia completa e reale non può prescindere dall'intervenire sulla qualità del processo digestivo, sullo stato delle pareti intestinali e sulla funzionalità generale dell'intestino. Diventerà quindi indispensabile da un lato lavare le scorie del grosso intestino con l’idrocolonterapia e ridurre il processo infiammatorio delle sue pareti, dall'altro iniziare un processo di colonizzazione con probiotici e prebiotici perché soltanto una flora batterica integra a livello intestinale può assicurare al corpo la corretta elaborazione del cibo.
 

Cellulite

La cellulite è una patologia infiammatoria a carico del pannicolo adiposo sottocutaneo che interessa prevalentemente, ma non solo, le donne. Accanto ad una probabile influenza da parte dell'organizzazione ormonale che vede nella donna sia una specifica distribuzione del grasso, sia una maggiore suscettibilità all'accumulo e dall'infiammazione dello stesso, alla patogenesi della cellulite concorrono diversi fattori. Tra questi è importante ricordare l'uso degli estroprogestinici orali, l'abuso di certi farmaci, primi tra tutti gli antibiotici, l'eccesso calorico alimentare e la scarsa quantità di movimento quotidiano.

Tutti questi importanti cofattori sono riconducibili sostanzialmente ad un deficit della circolazione linfatica, ovvero di quella circolazione che ha l'obiettivo strategico di ripulire il tessuto intercellulare dalle scorie, sia alimentari che della stessa cellula, e riportarle verso il circolo venoso, non prima di averle analizzate per valutare la compatibilità con il sistema interno.

Un corretto intervento nei confronti di questa patologia deve necessariamente essere multifattoriale. Un intervento estetico dall'esterno non può essere sufficiente.

Presso il nostro centro il problema della cellulite viene trattato secondo il seguente protocollo:
 

  • cambiamento delle abitudini alimentari

  • attività fisica quotidiana di tipo aerobico

  • terapia omotossicologica di tipo linfodrenante

  • linfodrenaggio manuale attraverso un opportuno massaggio

  • idrocolonterapia per l'eliminazione delle scorie e corretto assorbimento delle materie prime

  • applicazione locale di creme su base non chimica per favorire il drenaggio locale

  • mesoterapia con farmaci biologici

Sovrappeso e obesità

Il problema obesità può essere visto sotto due punti di vista distinti.
Una prima valutazione riguarda il problema estetico. Sovrappeso e obesità sono, infatti, due condizioni che possono interessare un soggetto dal punto di vista della propria immagine, sia riferita a se stesso che all'ambiente sociale. In questo senso molte sono le richieste da parte dei pazienti per un intervento che possa mirare, come obiettivo fondamentale, al dimagrimento. Un approccio olistico al problema si pone come alternativa alla classica dieta. La parola dieta, infatti, implica un'importante sforzo da parte del paziente che spesso è coronato da successo. La stessa parola, però, implica anche un concetto di inizio e fine di questo percorso. Al termine del periodo dedicato alla dieta è estremamente probabile, oltre che esperienza comune, ritornare alle precedenti abitudini e dunque recuperare il peso originale. È per questo che un progetto olistico si propone come obiettivo non tanto il dimagrimento fine a se stesso, ma un cambiamento delle abitudini alimentari dello stile di vita in modo da evitare il ritorno alle condizioni di partenza.

La seconda valutazione che deve essere fatta in termini di sovrappeso e obesità è riferita alle condizioni di salute. Un aumento ponderale non agisce solo in termini di estetica, ma si pone come condizione di equilibrio patologico di un soggetto, cui contribuiscono fenomeni di tipo ormonale, immunitario, infiammatorio e, non ultimo, psicologico.
Questo secondo approccio riveste un'importanza fondamentale nel trattamento olistico del problema obesità poiché l'obiettivo non è più soltanto quello di recuperare un'immagine più accettabile da parte del paziente, ma di recuperare lo stato di salute, che risulta inevitabilmente compromesso nella maggior parte delle condizioni di eccesso ponderale.

Un approccio olistico al problema obesità si basa sulle seguenti strategie:

Cambiamento delle abitudini alimentari
In questo caso al paziente viene suggerita una strategia alimentare specifica non tanto basata sul controllo delle calorie dei singoli cibi, quanto sulla qualità degli stessi e sulla loro distribuzione nell'arco della giornata.

Attività fisica
Il bilancio energetico quotidiano deve essere il rapporto tra la quantità di calorie introdotte e la quantità di calorie spese. Per il dimagrimento di questo bilancio deve essere necessariamente a favore del secondo punto, dunque sarà necessario introdurre una minore quantità di calorie o spenderne una maggiore quantità nel corso della giornata.Le caratteristiche dell'attività fisica suggerita vengono concordate con il paziente in funzione del suo stato di salute e delle sue condizioni fisiche generali.

Idrocolonterapia
Il corretto funzionamento dell'intestino è condizione indispensabile per l'eliminazione degli eccessi ponderali. L'intervento con il lavaggio non ha esclusivamente l'obiettivo di regolarizzare il transito intestinale, che di per sé può anche essere normale, quanto quello di ridurre il processo infiammatorio delle pareti intestinali e soprattutto di migliorare l'assorbimento delle materie prime che spesso è alla base di un accumulo di peso nei pazienti.

Idratazione
Attraverso una corretta idratazione, sia in termini di quantità che di qualità dell'acqua, si stimola l'eliminazione delle tossine alimentari, ma non solo. La presenza di sostanze tossiche all'interno dell'organismo implica, come meccanismo di difesa, un accumulo di liquidi che ha lo scopo di diluire le tossine stesse e renderle meno efficaci nella loro azione di disturbo sull'attività cellulare.

Massaggio drenante energetico
Questa specifica tecnica di massaggio si pone due obiettivi. Da un lato stimola l'attività drenante dell'organismo seguendo specificamente le vie del sistema linfatico. Dall'altro in modo mirato sui meridiani dell'agopuntura che risultano bloccati nella trasmissione delle informazioni. In questo modo si stimola il ripristino della funzionalità dei principali organi drenanti, primi fra tutti fegato, rene, pancreas.

Mesoterapia
L'intervento viene eseguito periodicità settimanale con un trattamento a livello delle principali sedi di accumulo lipidico e lungo il percorso dei meridiani drenanti, primo fra tutti quello della vescica urinaria.

Sostegno psicologico
In questo percorso viene eseguito uno specifico programma di sostegno psicologico costituito da incontri settimanali allo scopo di consolidare il progetto di cambiamento non soltanto come volontà razionale, ma anche come nuovo atteggiamento psicologico nei rapporti del proprio corpo e del proprio stile di vita.

Questo progetto ha una durata variabile che viene valutata insieme con il paziente in occasione della prima visita. Si tratta necessariamente di un progetto di cambiamento dunque non è finalizzato al raggiungimento di rapidi e fugaci risultati. È più probabile che si progetti un percorso comune che per molti mesi ci veda percorrere, insieme con il paziente, la strada del cambiamento e del recupero della salute.

La psoriasi

Cos'è la psoriasi

Si tratta di una patologia della pelle caratterizzata da una o più sedi di infiammazione localizzate su tutta la superficie del corpo, oppure in corrispondenza delle pieghe cutanee come gomito, ginocchio, o sul cuoio capelluto. Un tempo si riteneva che la malattia fosse caratterizzata da una crescita estremamente veloce delle cellule dello strato cutaneo. Più recentemente si pensa ad una lesione infiammatoria del derma cioè dello strato della pelle immediatamente sottostante all'epidermide.

La causa è sconosciuta e per questo la terapia, nella maggior parte dei casi, è esclusivamente sintomatica. Si parla di predisposizione genetica, di infiammazioni legate allo stress, molto recentemente si sospetta la presenza di uno o più tipi di virus che possono essere alla base del processo infiammatorio psoriasico.

Nell'ambito della medicina naturale alla psoriasi viene dato un significato decisamente funzionale. La pelle ha il compito, come del resto ben identificato dalla medicina tradizionale cinese alcuni millenni or sono, di sopperire all'eliminazione delle tossine che non riescono ad essere filtrate dall'intestino. Tanto maggiore è il carico tossinico dell'intestino ad opera di alimenti raffinati, trattati, conservati chimicamente, cucinati in maniera sbagliata, tanto più probabile sarà l'infiammazione delle pareti della mucosa intestinale e tanto maggiore sarà la necessità che altri organi, in particolare la pelle, sopperiscano all'insufficiente lavoro del grosso intestino.

Si tratterebbe dunque non di una malattia primitiva della pelle ma di una focalizzazione a questo livello di un disturbo più generale che interessa l'uomo nel suo insieme.
Le chiazze arrossate e desquamanti (eritemato-desquamative), possono avere un decorso acuto, cronico e recidivante. Le zone interessate dalle lesioni sono: gomiti, ginocchia, palme delle mani, piante dei piedi, cuoio capelluto.

 

Terapia convenzionale della psoriasi

Le proposte terapeutiche per questa patologia sono svariate. Si va dall'uso dei cortisonici per ridurre il processo infiammatorio a livello locale, al loro utilizzo per via generale, all'irradiazione con raggi ultravioletti, l'esposizione alla luce del sole, a trattamento con psicofarmaci per diminuire la componente stressogena della patologia, vitamina D o suoi precursori per migliorare il trofismo cutaneo.

È stato utilizzato con un discreto successo, anche se parziale e limitato nel tempo, un farmaco che si chiama Ciclosporina A. La sua efficacia sarebbe quella di ridurre l'attività dei linfociti T Helper e in questo modo controllare il processo infiammatorio. Il coinvolgimento del sistema immunitario avvalorerebbe l'ipotesi di una eziologia di tipo infettivo anche se non vi sono prove a favore di questa teoria.

Si insiste molto sulla conoscenza che il paziente deve avere di se stesso e dell'evoluzione della malattia che per fortuna presenta periodi di acuzie ma anche intervalli di quiescenza. In particolare viene suggerita l'esposizione al sole tutte le volte che sia possibile, bagni di mare, il controllo e la riduzione dello stress, uno stile di vita più corretto ed attento, in particolare per ciò che riguarda l'accumulo di stress e le tensioni in generale.

Terapia integrata della psoriasi

Come per tutte le patologie anche per la psoriasi un trattamento integrato non può essere standardizzato, ovvero unico per tutti i pazienti. Ogni paziente è un caso a sé e per ciascuno di essi vi possono essere più variazioni che implicano una personalizzazione della diagnosi e della terapia.
Per rimanere sui temi generali di come viene affrontato un paziente affetto da psoriasi in medicina naturale ricordiamo i seguenti principi.

La pelle è considerata un organo drenante accessorio dell'intestino.

Una malattia a livello locale non è quasi mai una malattia primitiva, ma consegue ad un sovraccarico di tossine dell'intestino e più in generale dell'intero organismo.

Sulla base di questa affermazione il primo e più importante principio da applicare nella terapia della psoriasi è un radicale cambiamento dello stile di vita che parte come cardine fondamentale dell'approccio naturale dall'alimentazione.

Nel nostro centro proponiamo un approccio progressivo ai principi alimentari che vanno applicati per il trattamento della psoriasi. Il concetto di base è quello di eliminare quante più tossine possibile dall'alimentazione quotidiana ed il problema sta proprio nell'individuare quali sono le tossine alimentari. Si può partire da una proposta drastica per un certo periodo allo scopo di far rendere conto di quanto la qualità del cibo possa incidere sulla qualità della vita e sulla gravità della patologia. In altri casi, soprattutto con i pazienti più giovani, meno disponibili ad un controllo del loro cibo, la partenza è progressiva e la motivazione a migliorare viene proprio da raggiungimento dei primi risultati.

Stile di vita non vuol dire solo alimentazione, ma anche gestione dello stress, attività fisica, corretta alternanza di lavoro e riposo, rapporti interpersonali di qualità. Nessuno di questi punti può essere trascurato quando si vuol fare un trattamento globale del problema.
Per ciò che riguarda i trattamenti con i criteri propri della medicina naturale seguiremo tre principi fondamentali:
 

  • Drenaggio cutaneo e linfatico

  • Ripristino dell’eubiosi intestinale

  • Alcalinizzazione


Drenaggio cutaneo e linfatico
Il concetto del drenaggio è tipico della medicina naturale. Consiste nello stimolare, solitamente con fitoterapici, l'organo interessato ad eliminare le tossine accumulate e a migliorare la circolazione locale. Ci si concentra in particolare sulla qualità del sistema linfatico sia locale che generale. I principi che utilizziamo nel nostro centro sono prevalentemente di origine meristematica, ovvero complessi fitoterapici che utilizzano le piante quando sono ancora giovani ed in fase di maturazione per aumentarne la potenza di azione.

Ripristino dell’eubiosi intestinale
Questo passaggio è fondamentale poiché la disbiosi intestinale è costantemente presente in caso di alterazione del funzionamento dell'intestino e di infiammazione della sua parete mucosa. Vengono utilizzati prebiotici e probiotici allo scopo di ripristinare la corretta flora batterica, in modo che essa stessa possa impedire lo sviluppo di germi patogeni. L'alimentazione, naturalmente, sostiene questo processo poiché verrà adattata in maniera tale da nutrire prevalentemente i batteri buoni e non quelli patogeni.

Alcalinizzazione
Ogni processo patologico, in particolare quelli a carattere infiammatorio, prevede una acidificazione dell'organismo. Questa acidificazione è resa ancora più evidente da errori alimentari quali la prevalenza di proteine di tipo animale nei pasti. Per questo motivo utilizzare degli alcalinizzanti diventa un elemento fondamentale della strategia terapeutica.

 

Principi alimentari nella psoriasi

Le procedure che seguiamo per affrontare la corretta alimentazione nei confronti del trattamento della psoriasi sono sostanzialmente due:
 

  • Corretta igiene alimentare

  • Ricerca degli alimenti non tollerati


Corretta igiene alimentare
Il primo importante cambiamento della dieta di un paziente psoriasico è quello di eliminare cibi raffinati, ovvero quei cibi che sono trattati in maniera tale da lasciare soltanto la parte calorica di un prodotto e che invece eliminano sali, enzimi, vitamine, oligoelementi che ne costituiscono un complemento essenziale. Tra i principali ricordiamo farina, zucchero, sale. Come farina suggeriamo l'uso di farine integrali o semi integrali, ma soprattutto di provenienza biologica, in maniera tale da assicurarci che nella parte esterna del chicco non si siano depositati i principi chimici utilizzati nella agricoltura industrializzata che poi rimarrebbero all'interno del cibo. Attenzione dunque a pane, pasta, focaccia, pizza, prodotti da forno ovvero tutti quei prodotti che hanno alla base la farina nella loro formulazione.
Lo zucchero verrà sostituito da zucchero di canna biologico, da consumare con moderazione, mentre per la preparazione dei dolci riscopriremo l'uso dei malti.
Il sale va sostituito con il sale marino integrale e solitamente suggeriamo di utilizzarne meno del solito e soprattutto di non metterlo crudo sui cibi, ma aggiungerlo solo in cottura.

Il secondo principio è quello che genericamente possiamo definire deacidificazione. Per ottenere questo obiettivo cercheremo di ridurre al massimo le proteine animali, lasciando la carne una volta per settimana, il pesce due e chiedendo ai pazienti di procurarsi cibi di buona qualità. La carne di maiale ed i suoi derivati vengono del tutto banditi.
Solitamente il latte e i derivati vaccini vengono eliminati dalla dieta.

Si cerca di ricordare al paziente l'importanza della qualità delle proprie scelte, della stagionalità della frutta e della verdura, di quanto sia indispensabile evitare il consumo di conservanti e coloranti chimici utilizzati nella produzione dei cibi confezionati, di quanto sia importante acquisire quella consapevolezza nella scelta dei cibi ricordando il principio di base di questo modello terapeutico che stiamo seguendo ovvero lavorare sull'intestino per guarire la pelle.

Eliminazione degli alimenti non tollerati
La ricerca delle intolleranze alimentari è parte integrante del processo diagnostico e della proposta terapeutica che facciamo presso il nostro centro. Solitamente distinguiamo le intolleranze vere da quelle relative. Nel primo caso il nostro organismo ha perso la capacità di digerire correttamente un determinato alimento mentre nel secondo e più frequente caso l'infiammazione delle pareti della mucosa intestinale non completa il processo digestivo e dunque lascia passare verso il sangue molecole più grosse del normale, non completamente digerite. È proprio nei confronti di queste molecole che l'organismo sviluppa un sistema di difesa che può diventare sensibile e può coinvolgere altri organi tra cui, appunto, la pelle.
La ricerca delle intolleranze viene effettuata con metodi di bioelettronica tipici della medicina naturale e sulla base dell'esperienza clinica.

Idrocolon e psoriasi

 

La pulizia dell'intestino è il principale obiettivo che si vuole raggiungere nel trattamento della psoriasi. La pelle viene considerata, nell'ambito della medicina naturale, una sorta di intestino secondario, ovvero un organo destinato ad eliminare le tossine quando il tubo gastroenterico non riesce a farlo autonomamente. Questo può avvenire perché la mucosa intestinale è infiammata, costantemente irritata dai prodotti chimici dell'alimentazione moderna, cui si aggiunge la stipsi o comunque alterazioni dell'alvo.
Il protocollo per il trattamento della psoriasi prevede un'applicazione dell'idrocolonterapia ogni 15 giorni per i primi due mesi di terapia. In seguito viene effettuato un trattamento al mese per i successivi sei mesi.

Un protocollo diverso è quello proposto dal dottor Pagano nel suo libro "Guarire la psoriasi”. Questo medico americano insiste - con la nostra stessa energia - nei confronti dell'alimentazione e dell'igiene dell'intestino per il trattamento della psoriasi e prevede un protocollo in cui vi sia l'applicazione del idrocolonterapia in maniera più frequente. In particolare egli suggerisce di effettuare una seduta il primo giorno dell'inizio della dieta e ripeterla in terza giornata. Successivamente propone delle sedute che sono funzione dell'andamento clinico, ma certamente ad intervalli che non superano il mese l'una dall'altra.
Il trattamento farmacologico che segue ogni lavaggio dell'intestino implica l'uso di probiotici e prebiotici che fanno già parte del trattamento della psoriasi.

Menopausa

Cos'è la menopausa

La menopausa è un momento fisiologico della vita della donna in cui, a causa di un complesso sconvolgimento ormonale, cessa la fase di fertilità.
Per definizione la donna entra in menopausa dopo una amenorrea di almeno sei mesi, in assenza di altre cause fisiche o farmacologiche che possono determinare una temporanea interruzione dei flussi mestruali. Può essere:

FISIOLOGICA – menopausa spontanea; coincide con il 1° giorno dell’ultimo evento mestruale. Si distingue in:

  • TEMPESTIVA: tra i 45 ed i 55 anni

  • TARDIVA: in età superiore ai 55 anni

  • PREMATURA: tra i 40 ed i 45 anni

  • PRECOCE: in età inferiore ai 40 anni. Più frequentemente è idiopatica, ovvero senza causa apparente. Spesso consegue ad uno shock emotivo o ad un trauma. Può avere un'origine autoimmune e può non essere legata ad anomalie genetiche.


PROVOCATA – a sua volta può essere:

  • CHIRURGICA (es. ovariectomia con o senza isterectomia)

  • ATTINICA (es. da radioterapia)

  • IATROGENA (es. da chemioterapia o temporanea terapia ormonale come nella terapia dell’endometriosi).


La menopausa non è assolutamente una malattia e non deve mai essere trattata come tale. I disturbi legati alla menopausa conseguono ad alterazioni precedenti o pregressi adattamenti della componente fisiologica ed ormonale dell'organismo che in qualche modo determinano una sintomatologia variabile di questo periodo. Gran parte delle donne non ha alcun sintomo legato alla menopausa e vive questo momento di cambiamento con serenità e senza disturbi.
Possiamo sostenere che una vita serena, un'alimentazione corretta, uno stile di vita accettabile, la costante attività fisica e dei rapporti interpersonali soddisfacenti sono i presupposti essenziali per vivere un periodo come quello della menopausa in maniera ottimale. E' chiaro che non sempre tutto questo è possibile ma vogliamo ribadire il concetto che la menopausa di per sé non è una patologia e non presenta sintomi, mentre i sintomi relativi al periodo menopausale sono segnale la manifestazione esteriore di alcuni errori piccoli o grandi compiuti in precedenza.
Per questo motivo il trattamento dei disturbi della menopausa va effettuato ben prima dell'arrivo di questo periodo sotto forma di corretto stile di vita che comprende tutto quanto abbiamo elencato in precedenza.
Nel momento in cui in questo particolare periodo della donna si dovessero presentare i disturbi tipici o atipici conosciuti, questi andranno trattati di volta in volta, preferibilmente con metodi naturali lasciando all'intervento dei farmaci chimici la dignità di estrema ratio.

 

Il climaterio

Il climaterio include la menopausa e si identifica con la fase di transizione della vita della donna nella quale termina la capacità riproduttiva per progressiva riduzione dell’attività secretoria ovarica.
Il climaterio è collocabile fra i 42 ed i 54 anni e prevede:
 

  • fase premenopausale

  • menopausa

  • postmenopausale


Numerose sono le ipotesi per spiegare i cambiamenti ormonali e fisiologici che caratterizzano l'insorgere di questo periodo.
Attualmente le più accreditate sono:
 

  • il fattore genetico: accertato, per il quale l’età della menopausa è geneticamente prefissato;

  • il fattore recettoriale: in premenopausa si verifica, oltre ad una lenta ma costante riduzione del patrimonio follicolare ovarico, una progressiva riduzione della sensibilità recettoriale delle cellule follicolari che diventano meno sensibili all’azione delle gonadotropine ipofisarie (FSH ed LH). Ciò vanifica il feedback dell’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio.


Conseguenza inevitabile è il profilarsi di un nuovo assetto ormonale che prevede:
Aumento dell’FSH e dell’LH.della produzione di Estradiolo (17 beta-estradiolo o E2) e Progesterone
Aumento dell’Estrone
L’aumento dell’Estrone in postmenopausa è secondario all’aromatizzazione dell’androstenedione surrenalico presso: fegato, cute e tessuto adiposo.
L’ipoestrogenismo postmenopausale è responsabile anche:

  • di aumentata attività noradrenergica ipotalamica

  • deficit delle catecolamine

  • riduzione del tono serotoninergico e del sistema oppioide.

Il nuovo assetto ormonale è alla base della variegata sintomatologia della sindrome climaterica.

Osteoporosi e menopausa

Per l'OMS l'osteoporosi rappresenta una priorità sanitaria a livello mondiale che dal 2000 al 2007 ha subìto un incremento dal 30 al 100%. In Italia ne è colpito il 30% delle donne in post-menopausa.
L'osteoporosi rappresenta una patologia degenerativa multifattoriale molto insidiosa perché silente, caratterizzata da grave compromissione della resistenza dell'osso.
Già a partire dai 40 anni, sia nell'uomo che nella donna, i processi di rimodellamento osseo vengono modificati per il prevalere del riassorbimento sull'osteosintesi con perdita netta della massa ossea di circa 0,3% l'anno.
Nella donna, con l'avvento della menopausa, tale situazione subisce incremento percentuale fino al 2,5 - 3%; aumenta, di conseguenza, il rischio di fratture vertebrali e femorali (40% delle donne affette da osteoporosi) con la possibilità di embolie.
Il meccanismo patogenetico fondamentale può essere identificato nell'ipoestrogenismo che si associa con fattori genetici, nutrizionali, metabolici, ambientali e costituzionali,
Gli Estrogeni agiscono essenzialmente inibendo il riassorbimento con azione diretta sugli osteoblasti, le cellule che producono il tessuto osseo e che sono sede di recettori ormonali estrogenici.
L'ipoestrogenismo provoca riassorbimento osseo per:
 

  • iperattività degli osteoclasti (più sensibili all'azione del paratormone e paratormone non più bilanciato dagli estrogeni);

  • ridotta formazione della vitamina D3, forma biologicamente attiva della vitamina D che regola l'assorbimento intestinale del Calcio e quindi la mineralizzazione ossea;

  • riduzione dei tassi circolanti di Calcitonina che fisiologicamente regola il riassorbimento osseo modulando paratormone e vitamina D attiva;


Quindi l'ipoestrogenismo post-menopausale determina, ipocalcemia che a sua volta determina aumento della secrezione del paratormone. Questo, non controbilanciato dall'azione estrogenica, anche a basse concentrazioni seriche incrementa il riassorbimento osseo.
Il pool ematico del Calcio è mantenuto in equilibrio a spese del Calcio osseo.
All'origine dell'osteoporosi vi è anche la facile tendenza all'acidosi tissutale cronica. In postmenopausa, infatti, vengono a crearsi scompensi dell'omeostasi organica per alterazione dei meccanismi che la regolano: temperatura, ossigenazione, glicemia e pH. Quest'ultimo è il parametro più importante e delicato. Anche minime alterazioni del valore normale di base (pH ematico 7,42) possono condurre a gravi danni del metabolismo. Il fisiologico metabolismo organico tende a produrre soprattutto cataboliti acidi che normalmente vengono eliminati attraverso gli emuntori: polmoni (acidi volatili), reni (acidi metabolici) e con l'attivazione di sistemi tampone (carbonati, fosfati, citrati). Se la produzione di acidi è eccessiva (surmenage fisico, febbre, errori nutrizionali con aumentato introito proteico soprattutto di origine animale, ridotta idratazione, patologie che determinano insufficienza delle funzionalità polmonare e renale), i soli emuntori fisiologici non sono più in grado di assicurare l'equilibrio acido-base ottimale e, con il perdurare delle condizioni che sostengono il deposito di H+ nella matrice extracellulare, pian piano si esaurisce anche la capacità di adattamento supplementare garantita dall'attivazione dei sistemi tampone. Questi ultimi, per riuscire a tamponare l'acidità, dapprima cercano nelle riserve di Na+, poi si rivolgono agli ioni Ca++. Ne consegue graduale impoverimento del patrimonio di questi minerali con l'insorgenza di malattie come l'osteoporosi.

I disturbi artrosici della post-menopausa, caratterizzati da sintomatologia algica migrante, hanno patogenesi diversa da quella dell'osteoporosi. Dunque la terapia della post-menopausa può prevenire l'osteoporosi ma non l'osteoartrosi!

 

Manifestazioni cutanee in menopausa

Le modificazioni ormonali del periodo menopausale post-menopausale inducono, tra le altre cose, anche un assottigliamento del derma e dell’epidermide con la cute che diventa anelastica (effetto tardivo), secchezza e prurito. Più facile tendenza alle rughe che presto diverranno accentuate. Riduzione dei melanociti con aumento della sensibilità all’azione dei raggi solari. Ci potrà essere una diminuzione della secrezione sebacea, sudoripara, del numero e della grandezza dei follicoli piliferi con aumento della tendenza alla caduta dei capelli, dei peli ascellari e pubici che diventeranno anche più sottili. Il ridotto trofismo della cute potrà rendere questo importante confine più vulnerabile all'azione di batteri e miceti.

In post-menopausa avanzata ci potrà essere un aumento della peluria del labbro superiore, mento ed areole mammarie per aumento della secrezione ovarica di testosterone non bilanciata dalla secrezione di Estradiolo.

Queste variazioni potranno essere facilmente compensata dalla donna mantenendo uno stile di vita corretto e provvedendo delle integrazioni di prodotti naturali ottimali. Tra queste indichiamo come indispensabile l'uso di acidi grassi di buona qualità da consumare quotidianamente. È opportuno controllo del colesterolo e dei trigliceridi in maniera da mantenerlo nei livelli consentiti per l'età. Questo controllo non si fa soltanto con una dieta corretta, ma anche con una costante attività fisica, naturalmente proporzionale allo stato di salute generale e alle condizioni fisiche della donna.

Può essere utile inserire nella dieta derivati della soia, semi oleosi, olio di semi di lino ed olio extravergine d'oliva di eccellente qualità, costantemente pressato a freddo.

Pelle polmone ed intestino rappresentano i tre confini del nostro corpo con il mondo esterno. Questi organi vanno trattati nella maniera migliore possibile per tenere alto il livello di protezione del corpo. Detto in questo paragrafo della pelle, vogliamo ribadire il concetto che corretto funzionamento dell'intestino è indispensabile e andrà mantenuto sia con un'alimentazione corretta e con un periodico ricorso all’idrocolonterapia.

Manifestazioni psicologiche in menopausa

 

Si tratta di una sintomatologia che interessa più o meno il 30-40% delle donne nel periodo della menopausa, caratterizzata da una sintomatologia variabile e soprattutto da ragioni diverse e non standardizzabili.

Si può andare dalle motivazioni di tipo psicologico relative alla sensazione di aumento dell'età, così come possono essere riferite alla consapevolezza della fine dell'età fertile.

L'ambiente sociale in cui la donna è inserita riveste un'importanza non indifferente poiché è in grado di determinare direttamente o indirettamente le sensazioni della donna riferite a se stessa e al proprio ruolo all'interno dell'ambiente stesso.

I sintomi sono variabili. Questo periodo si può presentare con ansia, facile irritabilità, instabilità emotiva, affaticabilità, apatia, etc. Meno frequenti vere e proprie manifestazioni psicotiche rivelatrici di particolari costituzioni psicopatologiche slatentizzate dal nuovo assetto ormonale del network emozionale.

L'evento da temere più di altri e la depressione poiché nella maggior parte dei casi si presenta con sintomi molto lievi, intangibili, che spesso la donna non confessa o non comunica al proprio medico perché li ritiene normale di questo periodo è dunque rischia di accorgersi che questo problema di importanza maggiore quando la patologia in sé sia già consolidata.

Variazioni urogenitali in menopausa

Queste variazioni sono conseguenti al venir meno dell’azione trofica degli ormoni ovarici sui loro principali organi bersaglio.
 

  • Utero ed ovaio: riduzione del loro volume e tendenza alla fibrosi;

  • Endometrio: il tessuto endometriale si assottiglia fino ad essere inferiore ai 4 mm;

  • Vagina: riduzione dello spessore della mucosa per perdita dello strato squamoso dell’epitelio (citologia: inizialmente ci saranno delle modificazioni distrofiche, poi una franca atrofia). A livello locale vi sarà una riduzione del glicogeno ed assenza del Lactobacillus di Doderlein con aumento del pH che diventa tendenzialmente basico. In tale contesto aumenta la vulnerabilità locale con facile tendenza all’irritazione per processi infiammatori da riduzione delle difese: prurito, bruciore, dispareunia, leucorrea a volte anche ematica; più tardivamente, anche stenosi vaginale per la riduzione dell’elasticità dei tessuti delle pareti.


Per la comune origine embriogenetica anche l’epitelio vescico-urinario involve; l’atrofia interesserà soprattutto trigono ed uretra.
Diventano più frequenti le cistiti, eventualmente anche recidivanti, pollachiuria, tenesmo, disuria, incontinenza urinaria del tipo “urgency“ per instabilità del detrusore e riduzione del collagene periuretrale sempre da ipoestrogenismo.

Per ovviare a questo inconveniente il primo presidio indispensabile quello di garantire il corretto funzionamento dell'intestino. La stipsi deve essere evitata a tutti i costi sia con l'uso di integratori alimentari di tipo naturale che con la il periodico ricorso ad un lavaggio intestinale mediante idrocolonterapia. A questo deve contribuire uno stile di vita corretto e un'attività fisica costante. Vogliamo ribadire che il corretto funzionamento dell'intestino e la prerogativa indispensabile perché si riescano ad evitare le infiammazioni ed infezioni delle vie urinarie.

Vampate di calore

 

Vampate di calore (hot flushes) seguite da crisi di sudorazione ed eventuali brividi di freddo.
Si tratta di una improvvisa sensazione di calore di breve durata (3 minuti circa), della cute di viso-collo-torace anteriore, la cui patogenesi è da riferire alle modificazioni a livello del centro termoregolatore dell'ipotalamo secondarie al nuovo assetto dei neurotrasmettitori estrogeno-dipendenti.

L'eventuale crisi di sudorazione associata è conseguenza della riduzione delle resistenze cutanee ed aumento della conduttanza con perdita di calore ed abbassamento della temperatura corporea.
Possono verificarsi nelle ore notturne ed essere responsabili di insonnia.

Tipiche della postmenopausa, possono manifestarsi anche diversi anni prima dell'ultimo evento mestruale pur in presenza di cicli con ritmi regolari. La loro comparsa è facilitata da emozioni, repentini cambiamenti della temperatura atmosferica e dalla digestione.
A queste vampate possono associarsi aumento della frequenza cardiaca e respiratoria con modificazioni all'elettrocardiogramma.
 

Manifestazioni cardiovascolari

 

Tutte le manifestazioni cardiovascolari dipendono sempre dall'ipoestrogenismo. Questa modifica metabolica si inserisce in un sistema più generale inquadrabile in una rete di connessioni definita PNEI ovvero Psico-Neuro-Endocrino-Immunitaria.

Si tratta di un sistema che mette in collegamento diversi settori del nostro organismo e ci fa comprendere come ogni modifica del singolo settore non possa non coinvolgere tutti gli altri. Ancora una volta vogliamo ribadire il concetto che queste modifiche sono fisiologiche e il nostro organismo è in grado di adattarsi alla nuova situazione senza che per questo debba passare ad una condizione patologica. Solo le condizioni di base alterate possono provocare una vera e propria sintomatologia che acquisisce caratteristiche specifiche in funzione della situazione di base della donna.

Le modifiche al sistema cardiovascolare determinano:
 

  • modificazioni della parete vascolare per diminuzione della sua elasticità e variazione della struttura endoteliale;

  • ipertensione arteriosa;

  • alterazioni del metabolismo lipidico con diminuzione delle HDL, aumento delle LDL, aumento dei trigliceridi e diminuzione delle PGI2 con azione vasodilatatrice ed antiaggregante;

  • alterazioni della coagulazione con aumento della patologia tromboflebitica da cui possono seguire embolie;

  • aumento del cortisolo e TSH con alterazioni del metabolismo glicidico.


La profilassi nei confronti di queste variazioni metaboliche consiste nell'adeguare lo stile di vita al cambiamento. Occorre fare attenzione a quello che la donna mangia, a mantenere un'adeguata attività fisica così come mentale ed interpersonale.

Dal punto di vista dell'integrazione sarà utile provvedere ad un corretto funzionamento dell'intestino e ad inserire degli integratori a base di olio di pesce di buona provenienza per migliorare la qualità e ad aumentare la quantità di acidi grassi ingeriti in funzione di profilassi.

Aumento del peso in menopausa

 

La tendenza all'aumento del peso corporeo è dovuta a ragioni psicologiche e fisiche.
Dal punto di vista psicologico il cambiamento che avviene nella donna in questo periodo può essere assolutamente inavvertito e la donna vive serenamente il periodo della menopausa e il passaggio all'età non più fertile.

In questo caso non ci sono modificazioni specifiche poiché, pur in presenza di alterazioni del livello degli ormoni, la donna mette in pratica quello che ha fatto normalmente finora ovvero modificare lo stile di vita in funzione delle variazioni di peso di cui si accorge. Deve essere un discorso semplice e chiaro proprio per ribadire il concetto che questo periodo non può essere considerato normalmente un periodo patologico, ma è una fase normale della vita. Una fase in cui ad una tendenza seppur lieve l'aumento di peso la donna risponderà con un controllo dell'alimentazione ed un aumento della frequenza dell'attività fisica, come si farebbe in qualunque altro momento della nostra vita.

Dal punto di vista ormonale, le modifiche cui la donna è esposta durante il periodo menopausale implicano un rallentamento generico delle attività fisiologiche e, più nello specifico, del metabolismo. Ciò provoca, a parità di abitudini alimentari, un aumento relativo dell'introito calorico quotidiano, cui si associa una tendenza a trattenere liquidi, soprattutto nelle zone periferiche del corpo, mentre le mucose, al contrario, possono subire una riduzione della quantità di muco prodotto, proprio per questi meccanismi che tendono a risparmiare la dispersione dei liquidi organici.

Questo è un periodo di transizione, al quale presto la donna e l'intero suo corpo si abitueranno e si riorganizzeranno per raggiungere un nuovo livello di normalità.

L'intervento farmacologico, idealmente naturale, deve essere previsto solo quando il problema viene vissuto con disagio, si presenta in maniera rapida e difficilmente controllabile o rappresenta uno dei diversi sintomi insorti durante questo periodo.

Un segno molto frequente con cui la tendenza all'aumento di peso si fa avvertire per prima è la stipsi. I sistemi che tendono alla conservazione dei liquidi all'interno del corpo o alla loro mancata dispersione all'esterno, coinvolgono anche l'intestino, a livello del quale le feci vengono maggiormente disidratate ed il transito rallenta.

Risulta molto importante che la donna abbia queste informazioni poiché se ad una riduzione del transito intestinale si fa fronte con un lassativo chimico, che rischia di diventare un'abitudine, non si fa altro che consolidare all'interno dell'organismo le variazioni avvenute, senza lasciare spazio ad un progressivo e fisiologico adattamento che le avrebbe fatte superare senza ricorso ai farmaci.

Idrocolonterapia in menopausa

 

In questo particolare periodo della donna l'idrocolonterapia trova diversi campi di applicazione. Gli estrogeni modificano l'assetto generale del sistema fisiologico dell'organismo femminile tendendo a concentrare all'interno del corpo i liquidi ed aumentando la ritenzione degli stessi.

La pelle si assottiglia, le mucose diventano più secche e a livello del colon il riassorbimento dei liquidi aumenta d'intensità.

Questo provoca una disidratazione delle feci che tendono a spingere meno sulle pareti intestinali e quindi stimolare meno la spinta delle stesse. Questo si traduce in un rallentamento del transito e la stipsi ne é una conseguenza logica.

Una delle conseguenze più tipiche di questo periodo è che la donna comincia ad assumere prodotti naturali di sintesi per assicurarsi un corretto transito intestinale. Questo può diventare un'abitudine, qualunque sia la scelta del prodotto e di per sé diventa un evento negativo che deve essere evitato: il ricorso ad un qualunque prodotto per evacuare può essere giustificato quando occasionale altrimenti non è mai da considerare.
Il ricorso all'idrocolonterapia ha un duplice significato.

La prima cosa è quella di risolvere il problema di ristagno delle feci soprattutto nella parte alta del colon e dunque evitare che ci possano essere dei fenomeni infiammatori relativi a questo rallentamento.

In secondo luogo la pulizia delle pareti intestinali ed il ripristino di una normale eubiosi migliorerà l'idratazione generale del corpo e contribuirà al miglioramento delle difese immunitarie a partire proprio dalle pareti intestinali.

Vengono, inoltre, suggerite le misure di profilassi legate sia all'alimentazione che allo stile di vita in generale per garantire le caratteristiche di qualità della vita della donna e la prevenzione delle patologie.

La candida

Cos'è la Candida

La candida è un lievito che normalmente è presente come saprofita all'interno dell'intestino. Il suo sviluppo eccessivo è controllato dalle popolazioni batteriche che ne impediscono la crescita incontrollata. Il saprofitismo di questo micete è dovuto al fatto che con la sua presenza assicura al nostro organismo una discreta azione chelante, ovvero sottrae al corpo i metalli pesanti provenienti dall'acqua e dall'alimentazione che altrimenti non avrebbero possibilità di essere eliminati o addirittura potrebbero essere assorbiti dalla parete intestinale, creando danni importanti. Nella digestione coopera ai processi di fermentazione degli amidi.

In certe occasioni, però, la candida prende il sopravvento sulle popolazioni batteriche e si sviluppa in maniera eccessiva, potendo creare problemi sia a livello locale che a livello generale.

Localmente avremo problematiche relative all'assorbimento, in particolare dovute al fatto che la presenza di questo fungo provoca una infiammazione cronica della parete intestinale. In questo modo sia le tossine direttamente prodotte dalla candida, sia altri elementi presenti nell'intestino hanno più facile accesso all'interno del nostro corpo e possono dunque provocare problemi a distanza.

Tra le cause che determinano una incontrollata evoluzione della candida un posto di rilievo è detenuto dalle terapie a base di antibiotici che distruggendo indiscriminatamente la flora batterica, inclusa quella saprofita, permettono al fungo una crescita incontrollata. Anche l'uso dei contraccettivi orali spesso si rivela foriero di sviluppo della candida intestinale.

La presenza di questo micete crea un circolo vizioso dovuto al fatto che, nel tempo, è in grado di determinare i gusti di una persona poiché richiede una alimentazione specifica, tipicamente basata su zuccheri e lieviti. L'abuso di queste sostanze crea ulteriore disbiosi, con aggravamento della sintomatologia di base.

Si comprende come l'idrocolonterapia sia un intervento importante ma non sufficiente da solo a dirimere il problema. Sarà necessario utilizzare dei prodotti specifici dal punto di vista farmacologico, ma soprattutto a portare dei radicali cambiamenti nell'alimentazione che se da un lato potranno essere problematici, soprattutto per i primi periodi, dall'altro si riveleranno risolutivi. insieme con le tecniche di lavaggio e terapia utilizzate.

Sintomatologia della candida

 

La sintomatologia della candida è varia e spesso dipende da fattori concomitanti.

Possiamo distinguere sintomi locali e sintomi generali.
I sintomi locali sono solitamente riferite a prurito bruciore al livello degli organi genitali. Le donne sono interessate più frequentemente degli uomini, probabilmente a causa della loro conformazione particolare della vagina che ha un ambiente ideale per lo sviluppo di determinate colonne fungine ma in particolare perché la donna utilizza l'utero come organo di drenaggio supplementare e se questo è un vantaggio dal punto di vista delle condizioni generali dell'organismo, nella pratica diventa uno svantaggio a causa del frequente ripetersi in effetti acuti.

Sempre a carattere locale va considerato con un'espressione di candida il mughetto ovvero la presenza di afte a livello della mucosa orale, tipica dei bambini ma non infrequente anche negli adulti.

I sintomi generali possono andare da disturbi del tono dell'umore ai segni della sindrome premestruale, includendo anemia, intolleranze alimentari, disturbi della digestione, patologie cutanee ed altre manifestazioni fungine.

Candida e cistite

 

La cistite è una manifestazione clinica che frequentemente si associa alla candida. La ragione di questa concomitanza sta nel fatto che da un lato la candidosi vaginale può accompagnarsi ad uno stato di infiammazione a livello locale che può comprendere anche le vie urinarie e dunque aumenta la concentrazione batterica a livello della vagina.

Ma la correlazione più probabile tra candida cistite sta nel fatto che la candida a livello intestinale provoca una costante infiammazione della mucosa ovvero delle pareti dell'intestino. Queste perdono la loro capacità di filtro efficace e fanno passare, di conseguenza alimentino digeriti, prodotti della putrefazione intestinale e batteri che normalmente vengono trattenuti proprio dall'integrità della membrana all'esterno del nostro corpo. Questi batteri, il più tipico dei quali Escherichia Coli, si concentrano in vescica o perché vi arrivano per diffusione diretta o perché vi arrivano attraverso il sangue e qui possono provocare patologie.

La terapia di queste forme di cistite deve quindi prevedere diversi tipi di intervento. Il presidio fondamentale e lavorare sul intestino. Molte persone che soffrono di cistiti ricorrenti sanno bene che gli attacchi conseguono a breve tempo da un'alterazione dell'intestino o sotto forma di diarrea o al contrario dopo un periodo di stipsi. L'intestino è quindi il primo obiettivo del trattamento terapeutico delle cistiti croniche o ricorrenti. Da un lato faremo una terapia anticandida specifica, dall'altro utilizzeremo dei disinfettanti dell'intestino generici come i semi di pompelmo o l'olio essenziale di melaleuca.

Un lavaggio dell'intestino con una seduta di idrocolonterapia è utile sia per migliorare la sintomatologia acuta che per il trattamento definitivo.

A livello vescicale una delle piante più utilizzate è il Cranberry. Il mirtillo rosso ha la capacità di impedire l'adesione dei batteri a livello della parete vescicale e dunque ne favorisce l'eliminazione senza che questi possano attecchire e provocare l'infezione.
Il successivo livello di terapia è rappresentato dall'intervento antibatterico. Al di fuori dei trattamenti di vere e proprie urgenze difficilmente suggeriamo l'uso di antibiotici poiché come si può benissimo comprendere questi favoriranno da un lato l'eliminazione dei batteri a livello locale e dunque un miglioramento della sintomatologia generale, ma dall'altro contribuiranno a mantenere alterato il rapporto tra il batteri e la candida e quindi tenderanno a mantenere e cronicizzare il problema di base. Un ottimo intervento antibiotico può essere fatto con Echinacea Angustifolia in tintura madre.

Intestino e Candida

 

La candida e un fungo saprofita che vive normalmente nell'intestino del luogo.

La sua quantità ed il suo equilibrio e mantenuto sotto controllo dalle popolazioni batteriche che ne impediscono una crescita indeterminata. Questa è la ragione per cui le terapia antibiotiche sono le prime responsabili dell'aumento della candida e della sua prevalenza livello intestinale. La sua presenza in eccesso livello intestinale provoca due tipi di problemi.

Da un lato l'approfondimento delle radici con cui la candida aderisce a livello della mucosa dell'intestino provoca un'infiammazione della stessa con conseguente perdita di selettività nella sua azione di filtro. Avremo dunque un'infiammazione cronica con le conseguenze indirette di un passaggio a questo livello di sostanze che normalmente non dovrebbero entrare nel nostro corpo.
Il secondo ordine di problemi è rappresentato dal fatto che la candida stessa produce delle sostanze che vengono assorbite e possono entrare in relazione con diversi organi del nostro corpo. In particolare alcune di queste sostanze alterano l'equilibrio tra i neurotrasmettitori e possono avere delle azioni negative sul tono dell'umore.

 

L'azione dell'equilibrio tra carriere batteri, di cui abbiamo parlato in precedenza, può risalire anche a molti anni prima della fase acuta della patologia. Quello che accade dopo una terapia antibiotica importante è che si stabilisce un nuovo equilibrio tra funghi e batteri intestinali che non è naturale.
Si parla, infatti, di disbiosi intestinale.

Utilità della Candida

 

La normale presenza di candida livello di dell'intestino ha un'azione saprofita, ovvero è utile al nostro organismo. La candida, infatti, ha una blanda azione chelante e dunque contribuisce all'eliminazione dei metalli pesanti che entrano l'interno del nostro corpo attraverso la respirazione, l'alimentazione, o attraverso delle sostanze che immettiamo nel corpo, come il fumo di sigaretta o il mercurio presente nell'amalgama dentale.

Solitamente metalli pesanti non hanno sistemi di eliminazione dal nostro corpo, per cui tendono permanervi per lungo tempo potendo creare dei disturbi anche molto importanti. Solo una piccola parte di essi viene eliminata con le unghie e con i capelli.

La candida è probabilmente l'unico tentativo simbiotico di eliminare queste sostanze. Questa considerazione ci porta ad una osservazione importante: quando il nostro paziente è portatore di diverse otturazioni dentali in amalgama è sottoposto ad una costante auto intossicazione da mercurio. In questo caso la candida potrebbe avere una funzione terapeutica e difficilmente si riuscirà a ristabilire la corretta eubiosi se non si interviene anche sull'eliminazione di questa importante fonte di metalli pesanti.

La candida partecipa al processo di digestione fermentativa degli zuccheri semplici.

Diagnosi di candidosi

 

Vi sono diversi modi di fare diagnosi di candida, ma il più frequentemente utilizzato consiste nella valutazione clinica della sintomatologia generale del paziente.
Vengono certamente presi in considerazione l'infiammazione delle vie urogenitali, il prurito o bruciore vaginale o del glande, micosi disseminate per il corpo.
Nel mondo della medicina naturale viene presa in considerazione una sintomatologia un po' più generale e difficilmente riferibile alla candida. Vengono, infatti, valutati altri aspetti della vita e della clinica del paziente.
Alterazioni del tono dell'umore, sbalzi dello stesso che nelle donne sono più frequenti nella fase premestruale; desiderio di alimenti zuccherati o lievitati, in particolare la sera dopo cena; forte consumo di pane, grissini, cracker o alimenti simili; perdite vaginali biancastre o trasparenti, solitamente coincidenti con la metà del ciclo e riferite all'ovulazione; episodi di cefalea; cistite cronica o ricorrente; alterazioni della funzione intestinale; anemia per carenza di ferro; sindrome da stanchezza cronica o comunque facile affaticabilità.
 

Idrocolonterapia e candida

 

Il lavaggio dell'intestino è uno strumento utile, se non indispensabile, nel trattamento della candida. Può essere preso in considerazione per il trattamento delle fasi acute, ma è più indicato per tutte le manifestazioni croniche o comunque che durano da tempo e che devono prevedere una ricostruzione della flora batterica intestinale e una corretta pulizia dell'intestino.

Il trattamento non prevede cautele particolari e dunque dovrà essere effettuata la consueta preparazione, ovvero evitare di mangiare proteine animali nella giornata del lavaggio, meglio se a partire dalla sera precedente.

Durante il trattamento potrà essere visibile il passaggio di una maggiore quantità di muco proprio ad indicare una delle tipiche reazioni della candida a livello intestinale.

Il trattamento successivo verrà fatto con una reintegrazione della flora batterica intestinale, di solito rappresentato da un lato dal lattobacillo acidophilus, che mantiene le condizioni ideali perché la candida non possa svilupparsi, dall'altro con l'uso dell'acido caprilico, una sostanza che contribuisce sia alla eliminazione della candida in generale che alla sua eradicazione proprio dalla mucosa intestinale.
Poiché parliamo solitamente di una patologia cronica, con manifestazioni a livello di più organi e apparati, per essere davvero efficace sarà necessario ripetere una seduta di idrocolonterapia per quattro volte nell'arco di due mesi e nel frattempo osservare le indicazioni terapeutiche ed alimentari previste.
 

Terapia naturale della candidosi

 

Pur dovendo ribadire che non esiste un protocollo standard perché ogni persona può avere manifestazioni specifiche della candidosi, elenchiamo di seguito i principi fondamentali della terapia nei confronti della candida secondo la visione della medicina naturale.

Alcalinizzare
E' fondamentale per impedire che l'organismo stesso mantenga un terreno ideale per lo sviluppo della candida.

Ricostruire l'eubiosi intestinale
La prima difesa nei confronti delle recidive è rappresentata da un ristabilito l'equilibrio dei battesimi a livello intestinale offre una corretta eubiosi. Questo è l'unico meccanismo per poter stabilire una guarigione duratura e completa ed evitare di dover ricorrere continuamente a terapie. Sarà pertanto indispensabile l'utilizzo di prebiotici e probiotici che, insieme con l'acido caprilico, provvederanno a ripristinare un corretto rapporto tra i batteri e quindi un controllo dello sviluppo di ulteriori ceppi di candida.

Azione anticandida specifica
Esistono numerosi prodotti a disposizione della medicina naturale che operano un'azione specifica nei confronti della candida. I primi tra questi sono i nosodi, ovvero prodotti ottenuti per omeopatizzazione di sorgenti fungine. Vi sono poi delle miscele di prodotti omeopatici, i cosiddetti rimedi omotossicologici, che esercitano un'azione diretta nei confronti del lievito. Una grande azione anche fungina esercitata da alcuni oli essenziali come quello di melaleuca o con l'estratto di semi di bergamotto.


Drenaggio delle tossine
Sia la presenza della candida che l'attività terapeutica producono tossine che devono essere eliminate dall'organismo. Un corretto iter terapeutico prevede il drenaggio sia del sistema linfatico sia delle vie escretrici, in particolare quelle urinarie.

Consigli terapeutici

Generalità

Il corretto funzionamento dell'intestino è la somma di diverse azioni che partono dalla scelta degli alimenti migliori, da una corretta masticazione, fino ad arrivare al regolare funzionamento di fegato e pancreas e di tutto il tubo gastroenterico.

Integrazione della flora batterica
Il presidio fondamentale per un funzionamento ideale dell'intestino è rappresentato dagli integratori della flora batterica. Questi devono essere di buona qualità e mirati per le problematiche specifiche da risolvere. Distinguiamo questi prodotti in probiotici e prebiotici.

I probiotici sono prodotti che forniscono la flora residente nelle giuste proporzioni e quantità. Allo scopo di superare la barriera acida dell'intestino è bene che la carica batterica contenuta nella singola somministrazione sia sufficientemente elevata. Per garantire un rifornimento ideale è utile assicurarsi che questi prodotti non abbiano una scadenza a lungo termine.

I prebiotici sono invece sostanze che forniscono i principi attivi che permettono lo sviluppo dei germi utili all'intestino. Non si tratta dunque di somministrare ceppi batterici, ma sostanze di cui questi si nutrono.

Un prodotto ideale, se non ci sono indicazioni specifiche, dovrebbe contenere sia probiotici e prebiotici.

Il corretto funzionamento di fegato e colecisti è fondamentale per una corretta digestione e per il giusto progredire del bolo intestinale. Risulta essenziale, dunque, assicurarsi che questo importante organo della cavità addominale funzioni in maniera corretta. Particolare attenzione bisogna porre al funzionamento della colecisti. Questa vescica che contiene la bile deve funzionare in maniera corretta e rifornire del suo prezioso succo la prima parte dell'intestino nei tempi giusti. Questa funzione non sempre è mantenuta e ciò provoca alterazioni digestive, fonte di dispepsia, stipsi o diarrea.

Per migliorare la funzione epatobiliare vengono suggeriti prodotti a base di fitoterapici che hanno l'obiettivo di non sovraccaricare ulteriormente il fegato con principi attivi di natura chimica.

Di volta in volta verranno proposti integratori a base di aloe o di semi di pompelmo a seconda delle indicazioni specifiche.

 

I lassativi


 

Lassativi in grado di aumentare il volume delle feci
I lassativi che aumentano il volume delle feci sono tutti dei polimeri polisaccaridici naturali o derivati semisintetici e sintetici di fibre vegetali. Possono essere prodotti naturali, come la metilcellulosa e certi derivati gommosi vegetali come ad esempio, l'agar, la crusca o lo psyllium, oppure di sintesi, come la carbossimetilcellulosa e le resine carbofiliche.
Queste sostanze non vengono degradate dai normali processi digestivi ed hanno la caratteristica di trattenere acqua e ioni nel lume intestinale aumentando la sofficità ed il volume delle feci e promuovendo la peristalsi.
Questi prodotti non danno, di solito, gravi effetti collaterali. Si consiglia comunque di assumere un'adeguata quantità di acqua poiché potrebbero indurre un indurimento delle feci ed un peggioramento della situazione di stipsi. In caso di alterazioni del transito intestinale, come quando ci sono delle aderenze, se ne sconsiglia l'uso. Nei primi tempi dell'utilizzo di questi prodotti può aumentare la produzione di gas intestinale, ma di solito è un fatto passeggero.
Nel progetto di ripristino delle funzioni dell'intestino non vi sono controindicazioni all'utilizzo di questi prodotti, purché inseriti in un progetto che abbia come obiettivo quello di raggiungere una funzionalità normale senza bisogno di ulteriori stimoli esterni.

Lassativi osmotici
I lassativi osmotici sono dei composti salini che hanno l'obiettivo di rendere ipertonico il contenuto dell'intestino, aumentarne la massa e stimolare rapidamente la peristalsi. L'effetto è molto rapido e non è scevro da effetti collaterali come per esempio dolori crampiformi.
Possono essere usati per via orale o rettale, se ne sconsiglia fortemente l'abuso poiché sono i principali responsabili della perdita della funzione intestinale spontanea.

Lassativi emollienti delle feci
Si tratta di prodotti che hanno un'azione tensioattiva, ovvero favoriscono la formazione di una emulsione del materiale fecale con acqua e lipidi. Intervengono anche sulla permeabilità intestinale aumentando la secrezione di liquidi verso il lume dell'intestino. Alcuni di questi prodotti possono avere un'azione allergizzante.

Lassativi stimolanti
Sono i prodotti più frequentemente utilizzati e molti di questi portano con sé importanti effetti collaterali. Per questo motivo se ne sconsiglia l'uso nel bambino, in gravidanza e durante l'allattamento. La loro azione si esplica in vari modi, a volte non del tutto conosciuti, che hanno in comune lo stimolo neurologico alla peristalsi. Se da un lato esiste un fenomeno di assuefazione a questi prodotti per cui perdono nel tempo la loro efficacia, dall'altro un uso costante può generare problematiche di una certa gravità.

Lassativi in grado di aumentare il volume delle feci

     AZIONE: Aumentano il volume del residuo solido delle feci

     PRINCIPALI PRODOTTI: Metilcellulosa; sterculia; agar; crusca; isphagula; psyllium

Lassativi osmotici

     AZIONE: Aumentano il contenuto di acqua delle feci

     PRINCIPALI PRODOTTI: Purganti salini (fosfato di sodio, solfato di magnesio, idrossido di magnesio); carboidrati non assorbibili     

                                 (lattulosio, glicerina, sorbitolo, mannitolo)

Lassativi emollienti delle feci

     AZIONE: Modificano la consistenza delle feci

     PRINCIPALI PRODOTTI: Docusato di sodio, olio di ricino

Lassativi stimolanti

     AZIONE: Aumentano la motilità e la secrezione intestinale

     PRINCIPALI PRODOTTI: Derivati del difenilmetano (fenolftalenia, bisacodile); derivati dell'antrachinone(senna, cascara)

 

 

 

Faq

 

Fa male?
No. Chi si sottopone all'idrocolonterapia non sente dolore. Ci sono due condizioni che possono rendere più difficoltoso il trattamento e sono la presenza di ragadi anali e di emorroidi infiammate. La sensazione che si avverte durante il trattamento è relativa al progressivo riempimento dell'intestino con l'acqua, corrispondente al desiderio di defecare. L'apertura di una valvola consente lo svuotamento immediato dell'intestino e questa sensazione sparisce.

Si sente cattivo odore?
No. Con l'introduzione della cannula si realizza un circuito chiuso tra intestino e macchina per l'idrocolon. Non vi è dunque dispersione di odore o di materiale fecale all'esterno di questo circuito.

Cosa accade se un fecaloma ostruisce la sonda?
Si può rimediare a questo inconveniente in due maniere. O si cerca di sciogliere il fecaloma variando la temperatura dell'acqua, oppure si estrae la sonda e si manda il paziente in bagno per evacuare spontaneamente. Dopo di che si riprende il trattamento.

L'uso dell'acqua calda dà fastidio?
La temperatura dell'acqua è regolabile dall'operatore ed ha dei limiti di sicurezza che non può superare. Solitamente il paziente avverte grossolane sensazioni di acqua fresca o tiepida, ma mai da dare fastidio.

È vero che il lavaggio dell'intestino porta via tutti i batteri buoni?
Assolutamente no. La parte del grosso intestino interessata dal trattamento di lavaggio è colonizzata in modo specifico per il paziente. Potremo avere una situazione di eubiosi o di disbiosi. In entrambi i casi la quantità di feci che viene eliminata non fa selezione di batteri. La consuetudine di utilizzare integratori della flora batterica intestinale permette di reintegrare le colonie batteriche eubiotiche, che è uno degli obiettivi dell'idrocolon.

È meglio usare probiotici o prebiotici?
Dipende dalle situazioni. A meno di indicazioni specifiche, dettate dalla patologia di base, nel nostro centro preferiamo utilizzare prodotti che siano allo stesso tempo probiotici e prebiotici, in modo da ristabilire subito una corretta flora batterica intestinale e fornire i principi attivi che consentiranno alla stessa di crescere e svilupparsi.

Ogni quanto tempo va ripetuta una seduta?
Se si tratta di risolvere un'anomalia come stipsi, disbiosi, candida o altro è indicato un trattamento ogni 15 giorni per 2 o 3 mesi. Per la prevenzione si può eseguire un trattamento ogni 6-12 mesi.